C'è un larice che le folgori hanno risparmiato

C'è un larice che le folgori hanno risparmiato

"C'è un larice che le folgori hanno risparmiato.
È rimasto a vivere solitario sulla sella del Robon.
Poter, con il suo legno, scolpire un arpa per un canto senza fine alla montagna, nell'autunno ardente delle vita.
Le canne dell'organo hanno voci di cristallo.
Tra poco palpiteranno le stelle.
Poter attendere un altro mattino..."
da Volo con l'aquila _ Immagini e pensieri sulle Alpi Giulie_ Celso Macor

Si narra che un esemplare sia rimasto a vivere solitario, in un luogo difficilmente raggiungibile, nei boschi della valle d'Ampezzo, abbia visto scorrere innumerevoli stagioni e raggiunto grandi dimensioni. Si narra sia l'albero più vecchio della valle. 
Dino Dibona nel suo libro Il larice (El làreš) ne parla appassionato. Le pure descrizioni scientifiche si accompagnano a citazioni dall'atmosfera epica: ...Con il pino cembro, spesso costituisce l'ultima difesa del bosco al limite estremo della vegetazione arborea, in quella che viene definita "la cintura di lotta" (die Kampf Gürtel) dai tedeschi..." pag.-69-
o ancora : Nel 1927, l'ispettore forestale G.Sala scriveva: "Lassù sulle Alpi, ai limiti estremi della vegetazione arborea, il larice sembra abbia una vita eterna. Pur tormentato dal bestiame, colpito dai fulmini, maltrattato dalla bufera e dalla tempesta, continua a crescere, a resistere, solidamente abbarbicato al terreno con le radici spesso insinuate nelle fessure della roccia viva, e anche quando un sol ramo spezzato costituisce la sua chioma, ridotto così a un troncone mezzo secco, non muore...pag -62-

 

LARIX Miller - Larice
...110. L. decidua Miller (=L. europea DC.) L. comune - 0024002 - P. scap. - albero, 8-25 (-55) m (!) Corteccia grigio-bruna, desquamante a piastre, con solchi di cm 1,5 al max. Rami diam. 3mm penduli, con striature longitudinali.; brachiblasti brevem. cilindrici (3x5mm) con 30/40 fg. capillari, molli, di 1x8/18 mm. Pigne ovali 2x3 cm. ...

Descritto in questi termini in Flora d'Italia del Prof. Sandro Pignatti, 
Dino Dibona ne sottolinea la brevità e le imperfezioni riguardo al larice: l'altezza (8/25) inferiore rispetto a quella effettiva e la profondità dei solchi della corteccia (1,5 cm) anch'essi inferiori. 
Ma come lui stesso sottolinea, la brevità è d' obbligo in un volume che descrive 5800 specie vegetali. È d'obbligo invece attribuirgli gli onori per l'importanza che ha rivestito il suo legno nella storia: sue le strutture di cattedrali, torri campanarie, fondamenta già nel Medioevo. Forse non tutti sanno che le stesse fondamenta di Venezia siano costituite da tronchi annegati di larice dei boschi cadorini. Pavimenti lignei del 1500 come quelli del Castello di Taufers _Bolzano_ si sono conservati fino ai giorni nostri.

Bosco di larici dal Passo Valparola verso il Monte Pore _ a destra il Civetta

Condividere una passeggiata con i larici è semplice nella valle d'Ampezzo: suoi i boschi di Larieto, protagonisti affermati, carichi di neve, sembrano sostenere l'intero carico dell'Inverno; verdi, di un verde color basilico, in Primavera; infiammati e immobili in una stagione, l'Autunno, che sembra non finire più, gli aghi precari e indifferenti a volte all'arrivo della brezza autunnale, e poi tutto d'un tratto spogli, dopo aver riposto al suolo la poesia di un altra stagione.

Loro sono la compagnia lungo la vecchia strada militare che porta a Lerosa. Scossi ad ondate dal vento, contorti, con le radici spesso insinuate nella roccia, sembra poggino seduti su grossi massi. Loro le radici continuamente calpestate, loro il silenzio che fa da colonna sonora al mio riguardo. 
Un enorme pino cembro è il guardiano dei confini, spettatore privilegiato, genitore amorevole di un cielo che rimanda ora calde giornate, ora grigi presagi; cielo che, con la stessa noncuranza dei bambini, sorvola con la sua spensieratezza il danno di una bravata.
Il bosco perdona, sorride, si irrobustisce la chioma e ispessisce la scorza, prosegue lento, incurante lui, ora, dello scorrere volubile del cielo che non gli appartiene.

Il grande pino cembro di Lerosa _ Photo  © GIUSEPPEGHEDINA.COM

Il Cason di Lerosa _ Photo © GIUSEPPEGHEDINA.COM

ITINERARI:
Raggiungere il bosco di Larieto è semplice: si percorre la strada che sale al Passo Tre Croci, subito dopo l'indicazione per El Brite de Larieto, un rettilino attraversa il bosco. Il mio consiglio è parcheggiare l'auto, approfittare del sentiero CAI 206 e infilarsi nel bosco, o raggiungere El Brite per una piccola merenda o un pranzo e fare due passi sul sentiero CAI 211 che da qui accompagna a Rio Gere.

Il Cason di Lerosa si raggiunge partendo da Malga Ra Stua, seguendo il sentiero CAI 8 che sale poco oltre la malga. Una vecchia strada militare raggiunge il Cason attraverso uno splendido bosco; al confine, prima di uscire allo scoperto, si incontrano dei bellissimi larici e pini cembri, pini cembri che continuano a popolare tra balconate di roccia calcarea il territorio oltre il Cason. Percorsi in salita i prati in direzione della Piccola Croda Rossa, si raggiunge il Cason di Lerosa. 

Nota importante riguardante Malga Ra Stua (dal sito ufficiale)
In estate: il tratto di strada asfaltata di 3 km che parte da St. Hubertus porta direttamente alla Malga è percorribile con la propria auto, tranne nel periodo fra il 1° sabato di luglio alla 1° domenica di settembre in cui è chiusa, ma c’è un servizio navetta a pagamento che parte da Fiames.
In inverno: con la propria auto si può arrivare a St. Hubertus e poi si sale a piedi.