libro ulda
“UN PAESE VUOLE DIRE NON ESSERE SOLI,
SAPERE CHE NELLA GENTE, NELLE PIANTE, NELLA TERRA C’è QUALCOSA DI TUO,
CHE ANCHE QUANDO NON CI SEI
RESTA AD ASPETTARTI.”
CESARE PAVESE,
da La luna e i falò
La citazione di questo splendido verso di Cesare Pavese tratta da "La Luna e i falò" è il filo conduttore di questo volume che riassume quanto è stato fatto dall'Union De i Ladis de Anpezo in 50 anni dalla loro fondazione nel 1975.
Non si tratta di un elenco anonimo e noioso ma bensì del racconto di come un popolo minoritario abbia sviluppato un costante e profondo legame con la sua terra e la sua lingua per far sopravvivere la propria identità culturale.
La vita comunitaria del bosco diviene quindi la rappresentazione
della loro unione; il calore della štùa, il cuore della casa ampezzana,
è l'accoglienza dell'Istituzione delle Regole d'Ampezzo, pilastro fondamentale della gestione del territorio ampezzano nei secoli;
il ruscello l'espressione della propria lingua;
la concretezza della terra acquista i nomi delle persone;
il seme e il suo germinare rappresenta donne tenaci;
la ricchezza di un prato custodisce la molteplicità della cultura;
il suono delle campane sono le sottane dei costumi della tradizione
sorprese da una folata improvvisa;
la concimaia è la ricchezza dei musei;
lo šatùl, lo scrigno regalato alle giovani spose, contiene il futuro.
In un momento storico in cui Cortina d'Ampezzo è distratta da eventi sportivi e mondani, da opinioni politiche prospettive economiche ben lungi dall'essere attente alle profonde opinioni che gli ampezzani c'erano;
in un momento in cui l'evidenza si manifesta nella profonda differenza tra quello che è il mondo ampezzano e quello che si vuole dare a vedere,
questo libro voluto per raccontare l'attività dell’union De i Ladis De ampez
dal 1975 ad oggi, desidera sottolineare quanto ci ricorda Goethe:
“Né un singolo, né un popolo
deve mai convincersi che sia tutto finito
la perdita dei beni si può rimediare;
le altre disgrazie sono lenita dal tempo
solo un male è irreparabile:
se un popolo si dà per vinto.”
“È stato un viaggio meraviglioso”
Quando mi è stato proposto di occuparmi del volume, non ho avuto esitazioni.
per me è stato un viaggio meraviglioso perchè la cultura è come un prato
Inoltrarsi in un prato è sentire
il lento brulicare del mondo sotto i piedi.
chinarsi, porsi alla sua altezza è ascoltare
il crepitio dei grilli che saltano,
le note monotono delle rane,
lo sferzante insistere delle cicale.
più piccolo riesci a farti,
più cose pare tu riesca a scoprire.
più attentamente lo guardi,
più se ne rivela la moltitudine.
così è la cultura
Incontrare gli ampezzani, popolo di confine, stabile, da sapere millenario
è aprire le pagine di un vecchio manoscritto, dalla fragilità che ci rimane attaccata le dita, ogni scorrere di pagina e togliere da esse piccoli pezzi,
briciole che si staccano consunte
eppure gli ampezzani si lasciano leggere.
volete non apprendere da questo privilegio?
ho voluto fosse Un volume che deve continuare a raccontare.
e lo fa anche con numerose interviste che ho raccolto
ascoltabili attraverso il semplice utilizzo dei qr code
nascoste tra le pagine.
Il volume è stato realizzato grazie alla collaborazione di CORTINABANCA E IL COMUNE DI CORTINA D’AMPEZZO
ritirabile gratuitamente presso la sede dell’ULdA Corso Italia, 31
o contattando la segreteria
Fotografia ©GIUSEPPE GHEDINA FOTOGRAFO _ Impostazione grafica ©BITRUNNER GIANLUCA MAGRI